Affect Labelling: una tecnica utile per chi ha paura di volare

Affect Labelling: una tecnica utile per chi ha paura di volare

Molte persone che hanno paura di volare raccontano di provare un aumento improvviso dell’ansia anche solo alla vista di un aereo, al rumore dei motori o all’idea del decollo. Questa reazione emotiva intensa — definita ansia reattiva agli stimoli — è ben documentata, ma i meccanismi cognitivi che la alimentano sono ancora poco compresi. Le prime ricerche suggeriscono che due fattori soggettivi, spesso trascurati, possano contribuire a questa risposta ansiosa: la vividezza delle immagini mentali associate al volo (come turbolenze o incidenti immaginati) e la perdita percepita di controllo sui propri pensieri. Quando la mente "corre da sola", e la persona sente di non riuscire a fermarla, l’ansia può crescere rapidamente. Un possibile alleato in questo contesto è una tecnica psicologica chiamata affect labelling, ovvero l’abitudine a “dare un nome” alle proprie emozioni. Studi precedenti hanno mostrato che etichettare verbalmente ciò che si prova può ridurre l’intensità dell’ansia in risposta a stimoli minacciosi. Ma nessuno, finora, aveva mai testato questo approccio sulla paura di volare.

Paura dell’aereo? Comprendere le emozioni aiuta a superarla

Un team di ricercatori australiani ha coinvolto 110 partecipanti, selezionati in base al loro livello di ansia legata al volo. Ogni persona ha partecipato a un esperimento online di cue-reactivity, in cui veniva esposta prima a uno scenario neutro (es. andare al cinema), e poi a uno scenario avversivo legato al volo (es. salire a bordo e affrontare una turbolenza).

Il campione è stato diviso in due gruppi:

  • Gruppo con affect labelling: i partecipanti dovevano scrivere una frase che descrivesse le emozioni provate dopo lo scenario legato al volo.
  • Gruppo senza affect labelling: i partecipanti non ricevevano alcuna istruzione sul trattamento delle emozioni.

I ricercatori hanno misurato tre variabili: il livello di ansia percepita, la forza delle immagini mentali evocate, e il senso di controllo sui propri pensieri e reazioni. Dallo studio è emerso che:

  • L’esposizione allo scenario avversivo aumentava significativamente l’ansia soggettiva e riduceva il senso di controllo volontario.
  • Tuttavia, tra le variabili cognitive, solo la percezione del controllo risultava un predittore significativo dell’ansia: chi sentiva di “perdere il controllo” sui propri pensieri, provava più ansia.
  • Infine, i partecipanti che avevano praticato affect labelling riportavano un aumento di ansia molto inferiore rispetto al gruppo di controllo.

Questo studio apre nuove prospettive nella comprensione e nel trattamento della paura di volare. Non è solo l’intensità dell’ansia a contare, ma soprattutto il modo in cui la persona percepisce il proprio controllo mentale durante l’esposizione a stimoli minacciosi. Il dato più interessante? Etichettare verbalmente le emozioni, anche con una semplice frase, può ridurre sensibilmente la risposta ansiosa.

Si tratta di una scoperta che rafforza l’idea che parlare di ciò che si prova, anche solo con sé stessi, ha un potere regolativo concreto. In un mondo dove la paura del volo è spesso affrontata con strategie generiche o solo razionali, queste evidenze suggeriscono che un approccio più soggettivo, esperienziale e guidato dal riconoscimento emotivo possa fare davvero la differenza. Per la prima volta, la tecnica dell’affect labelling si dimostra utile anche nel contesto della paura di volare, aprendo la strada a nuovi protocolli terapeutici più raffinati, magari da integrare con tecnologie come la realtà virtuale o le simulazioni immersive. In pratica: nominare la paura, prima di affrontarla, è già un modo per iniziare a superarla.

Dalla teoria alla pratica: il metodo SkyConfidence

I risultati di questo studio confermano ciò che da tempo osserviamo sul campo: l’ansia legata al volo non è solo una questione “razionale”, ma coinvolge immagini mentali, percezioni corporee, senso di controllo e risposta emotiva immediata. Per questo motivo, SkyConfidence ha sviluppato un percorso personalizzato che integra il meglio delle evidenze scientifiche con le tecnologie più avanzate.

Il nostro metodo combina:

  • Realtà virtuale immersiva (tramite visori di ultima generazione) per simulare scenari realistici in modo controllato e progressivo;
  • Tecniche di affect labelling e mindfulness per aiutare la persona a nominare e regolare le proprie emozioni durante l’esposizione;
  • Esperienze pratiche in un simulatore di volo con il supporto di un comandante di linea e uno psicologo.
  • Sessioni pratiche in hangar e in volo reale, affiancati da psicologi specializzati e istruttori certificati, per costruire fiducia passo dopo passo;
  • Un briefing psicologico e tecnico personalizzato, perché ogni persona vive la paura del volo in modo unico.

Nel nostro approccio, l’esposizione non è mai forzata né standardizzata: ogni fase del percorso è calibrata in base al livello di ansia della persona, alla sua storia, e ai suoi obiettivi. È così che il volo, da fonte di angoscia, può diventare un’esperienza nuova, libera e sorprendentemente piacevole.

Bibliografia

Azoum M, Clark GI, Rock AJ. The impact of affect labelling on responses to aversive flying-cues. PLoS One. 2018 Apr 19;13(4):e0194519. d

Dott.Igor Graziato

Past Vice President Ordine Psicologi Piemonte

Psicologo del lavoro e delle organizzazioni

Specialista in Psicoterapia

Virtual Reality Therapist

REB HP Register for Evidence-Based Hypnotherapy & Psychotherapy
AAvPA Member Australian Aviation Psychology Association

APA Member American Psychological Association

ABCT Member Association for Behavioral and Cognitive Therapies

Division 30 Society of Psychological Hypnosis (APA)

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