Oltre il mito di Sully: il caso US Airways 1549 e la sicurezza in aviazione

Nel dibattito pubblico il caso del volo US Airways 1549 viene spesso raccontato come una storia di eroismo individuale, fortemente associata alla figura del comandante Chesley B. Sullenberger, noto al grande pubblico grazie anche al film del 2016 "Sully" diretto da Clint Eastwood e che vede come protagonista l'attore Tom Hanks. Dal punto di vista della sicurezza del volo e della psicologia dell’aviazione, però, questo evento rappresenta soprattutto un esempio estremo di decision making sotto pressione, in cui competenze tecniche, non-technical skills, gestione del carico mentale e cultura della sicurezza interagiscono in pochi minuti all’interno di un sistema uomo–macchina altamente complesso. Il Final Report NTSB documenta che tra il bird strike e l’ammaraggio sul fiume Hudson trascorrono solo 3 minuti e 30 secondi. In questo intervallo estremamente ridotto l’equipaggio ha dovuto:
- comprendere la natura dell’avaria,
- valutare opzioni operative non standard,
- coordinarsi con l'ATC (Air Traffic Control - Controllo del Traffico Aereo)
- gestire delle checklist complesse,
- preparare l’equipaggio e i passeggeri a un impatto imminente grazie al support del personale di bordo.
Questo articolo analizza il caso non come “miracolo”, ma come risultato di un sistema cognitivo e operativo che ha funzionato correttamente ed in modo efficace in una situazione di emergenza. Questa lettura consente di andare oltre la narrazione eroica individuale, restituendo al caso Hudson la sua reale dimensione: un esempio paradigmatico di competenza cognitiva, di capacità nella gestione della componente emozionale e dello strss, di coordinamento e di decision making in condizioni limite.
Il contesto operativo: una doppia avaria non prevista
Secondo il report NTSB, l’evento scatenante avviene alle 15:27:10 EST, quando l’equipaggio intercetta uno stormo di oche canadesi a circa 2.800 ft AGL. Il birdstrike provoca una perdita quasi totale di spinta su entrambi i motori CFM56 in pochi secondi .Dal punto di vista operativo, è cruciale sottolineare che:
- la doppia perdita di spinta a bassa quota non rientra negli scenari “classici” di addestramento lineare;
- le checklist per dual engine failure sono pensate per condizioni di quota e tempo più favorevoli;
- l’aeromobile entra immediatamente in una condizione di volo planato in una zona ad alta densità urbana.
Questo significa che l’evento supera il dominio del problem solving standard e costringe l’equipaggio a un adattamento cognitivo rapido.
| Evento | Ora | Tempo dal bird strike |
|---|---|---|
| Bird strike | 15:27:10 | 0 s |
| Consapevolezza doppia avaria | ~15:27:20 | ~10 s |
| Prima ipotesi Hudson | 15:28:05 | ~55 s |
| Decisione definitiva Hudson | ~15:29:30 | ~2 min 20 s |
| Ammaraggio | 15:30:43 | ~3 min 30 s |
Pochi secondi per decidere: il ruolo del fattore tempo nelle emergenze
Nelle emergenze aeronautiche, il tempo non è una semplice variabile operativa: è un fattore cognitivo critico. Le decisioni non vengono prese “nel tempo”, ma sotto la pressione del tempo, in una finestra che si restringe rapidamente mentre le informazioni sono incomplete, ambigue e in continuo mutamento. In questi contesti, ogni secondo aggiuntivo può aumentare la qualità della valutazione, ma può anche amplificare il carico cognitivo e il rischio di paralisi decisionale. Il Final Report ricostruisce una sequenza temporale molto chiara:
- ~20 secondi per riconoscere che non si tratta di un singolo engine failure;
- ~55 secondi per verbalizzare per la prima volta la possibilità di un ammaraggio;
- ~2 minuti e 15 secondi per escludere progressivamente LaGuardia e Teterboro come opzioni realistiche;
- ~3 minuti e 30 secondi fino al contatto con l’acqua.
Dal punto di vista psicologico, questa finestra temporale produce:
- task saturation (molte richieste simultanee);
- elevato workload cognitivo;
- rischio di tunneling attentivo;
- forte pressione emotiva legata all’irreversibilità delle conseguenze.
Il Final Report analizzato ricostruisce con estrema precisione la sequenza temporale dell’evento, mostrando come l’equipaggio abbia dovuto ridefinire il problema più volte in pochi istanti: dal riconoscimento che non si trattava di un singolo engine failure, alla progressiva esclusione delle opzioni aeroportuali, fino alla decisione estrema dell’ammaraggio. Questa scansione temporale consente di osservare in modo quasi “al microscopio” l’interazione tra tempo disponibile, carico mentale e qualità del decision making in una situazione con potenziali conseguenze irreversibili. Il report sottolinea come l’equipaggio riesca comunque a mantenere una situational awareness, evitando sia un'iper-analisi paralizzante sia l’azione impulsiva.
Il film Sully ha contribuito a fissare nell’immaginario collettivo la narrazione dell’eroe individuale. Un film coinvolgente ed emozionte ma il caso US Airways 1549 è soprattutto una lezione di decision making sotto pressione, coordinamento di tutto il personale di bordo, l'impiego di competenze "non tecniche" e il funzionamento efficace di tutto il sistema in una condizione estrema.
Decision making nei piloti: oltre le checklist
Un punto chiave evidenziato dall’NTSB è che l’equipaggio non segue le checklist in modo meccanico, ma le integra in un processo decisionale adattivo. Questo è un esempio classico di Naturalistic Decision Making (NDM):
- il comandante non cerca la “decisione ottimale” astratta;
- valuta rapidamente cosa è realisticamente possibile;
- esclude le opzioni che aumenterebbero il rischio sistemico.
Nel linguaggio della psicologia dell’aviazione, il comandante opera una ricostruzione mentale dello spazio delle possibilità, tenendo conto di:
- quota residua,
- energia disponibile,
- tempi di risposta dell’aeromobile,
- densità urbana sottostante.
Il report è esplicito nel riconoscere che la decisione di ammarare è stata presa quando le alternative terrestri non garantivano un margine di sicurezza sufficiente.
CRM e distribuzione del carico cognitivo ed emozionale
Un aspetto spesso sottovalutato nelle narrazioni mediatiche è la qualità del Crew Resource Management.
Dal CVR emerge che:
- i ruoli PF/PM sono chiaramente mantenuti;
- le decisioni vengono verbalizzate;
- il primo ufficiale supporta attivamente checklist, monitoraggio e tentativi di relight;
- non emergono conflitti, freeze o breakdown comunicativi.
Dal punto di vista psicologico, questa condivisione del carico cognitivo è essenziale. In condizioni di stress estremo, il CRM non serve a “discutere”, ma a:
- ridurre l’isolamento decisionale del comandante;
- prevenire errori di omissione;
- mantenere una coerenza operativa del sistema uomo-macchina.
L’NTSB attribuisce esplicitamente alla qualità del CRM un ruolo nella sopravvivenza dell’evento
Carico mentale, automazione e limiti addestrativi
L’analisi dell’evento non mette in luce solo una sequenza tecnica di fattori, ma richiama l’attenzione su un tema centrale dell’aviazione moderna: l’interazione tra essere umano, automazione e addestramento. Quando il contesto operativo esce dallo scenario “standard”, emergono i limiti non solo delle procedure, ma anche dei modelli mentali costruiti durante la formazione.
Il report evidenzia infatti alcuni limiti strutturali:
- l’addestramento al ditching risultava poco approfondito;
- mancavano indicazioni operative dettagliate per un ammaraggio senza spinta;
- l’automazione dell’A320, pur offrendo protezioni importanti, non è progettata per “risolvere” la gestione dell’energia residua in condizioni estreme.
Questo aspetto è cruciale per la psicologia dell’aviazione: l’automazione non elimina il carico cognitivo, lo trasforma. In scenari non previsti, il pilota resta il principale regolatore dell’energia, dell’assetto e delle priorità decisionali, spesso sotto elevata pressione temporale ed emotiva. Comprendere questi meccanismi significa andare oltre la ricerca del singolo errore e interrogarsi su come progettare addestramento, simulazione e sistemi affinché supportino davvero le competenze umane nei momenti in cui l’automazione raggiunge i propri limiti. È proprio in questi contesti che la preparazione cognitiva fa la differenza tra gestione efficace e sovraccarico mentale.
Perché questo caso è ancora centrale oggi?
A distanza di anni, il caso US Airways 1549 continua a essere un riferimento fondamentale non per ciò che ha di eccezionale, ma per ciò che rivela sul funzionamento dei sistemi uomo–macchina in condizioni di pressione estrema. È un caso che parla ancora all’aviazione di oggi, proprio perché non appartiene al passato.Il valore del caso US Airways 1549 non sta nell’eccezionalità, ma nella sua ripetibilità teorica:
- eventi rari ma plausibili,
- contesti urbani complessi,
- tempo come risorsa scarsa.
Dal punto di vista formativo, il report invita a:
- ripensare l’addestramento alle avarie multiple;
- integrare maggiormente decision making e human factors;
- considerare il carico mentale reale degli equipaggi, non solo le procedure ideali.
Rileggere questo evento in chiave formativa significa spostare l’attenzione dalla performance ideale alla
prestazione reale, quella che emerge quando tempo, complessità e incertezza si sovrappongono. È in questo spazio — tra procedure, decisioni e carico mentale — che si gioca la sicurezza operativa contemporanea.
Il caso Hudson mappato secondo il modello DODAR
l DODAR è un modello decisionale utilizzato in aviazione per gestire situazioni anomale o di emergenza in modo rapido e strutturato. È uno strumento tipico del Crew Resource Management (CRM) e serve a supportare l’equipaggio quando il tempo è limitato e il carico mentale è elevato.
L’acronimo DODAR indica le cinque fasi del processo:
- Detect: individuare il problema o l’evento anomalo.
- Options: generare le possibili opzioni disponibili.
- Decide: scegliere l’opzione più adeguata in base al contesto.
- Assign: assegnare chiaramente i compiti ai membri dell’equipaggio.
- Review: monitorare l’esecuzione e rivalutare la decisione se necessario.
Il valore del DODAR sta nella sua
semplicità: non sostituisce le procedure, ma le affianca quando la situazione richiede
decisioni rapide, coordinate e condivise. Aiuta a evitare il blocco decisionale, riduce il rischio di errori sotto stress e favorisce una gestione più efficace delle risorse umane in cabina di pilotaggio. Vediamo insieme come il
DODAR
è stato probabilmente applicato nel caso del volo
US Airways 1549.
D – Diagnose: comprendere il problema reale
Finestra temporale: ~15:27:10 – 15:27:30
Dopo l’impatto con lo stormo:
- l’equipaggio rileva perdita simultanea di spinta su entrambi i motori;
- viene esclusa rapidamente l’ipotesi di una singola avaria;
- i parametri N1/N2 confermano una condizione energetica critica.
Dal punto di vista cognitivo, questa è la fase più delicata: diagnosticare correttamente evita di “combattere il problema sbagliato”. Qui non si osserva:
- denial,
- fixation su un solo motore,
- overconfidence nell’automazione.
La diagnosi implicita diventa: doppia perdita di spinta a bassa quota, tempo ed energia limitati.
O – Options: generare delle alternative realistiche
Finestra temporale: ~15:27:30 – 15:29:00
Una volta compresa la natura dell’evento, l’equipaggio esplora le opzioni:
- rientro su LaGuardia (piste 13 / 4 / 31);
- deviazione su Teterboro;
- ammaraggio sul fiume Hudson.
Elemento chiave (molto DODAR):
- le opzioni non vengono idealizzate, ma valutate rispetto a:
- quota residua,
- distanza,
- profilo energetico,
- margine di errore nullo in ambiente urbano.
Qui è evidente l’uso dell’approccio via negativa: quali opzioni NON possiamo permetterci senza aumentare il rischio sistemico?
D – Decide: scegliere l'opzione migliore malgrado il vincolo temporale
Finestra temporale: ~15:29:00 – 15:29:30
La decisione emerge per progressiva esclusione, non per intuizione improvvisa:
- le piste vengono giudicate non raggiungibili con margine sufficiente;
- i tentativi di relight non producono recupero affidabile;
- la traiettoria verso il fiume offre:
- area libera,
- allineamento controllabile,
- minore rischio per terzi.
La decisione finale viene verbalizzata e condivisa: “We’re gonna be in the Hudson”
Questo è un punto chiave del DODAR:
- decisione assunta,
- comunicata,
- non lasciata implicita.
A – Assign & Act: trasformare la decisione in azione
Finestra temporale: ~15:29:30 – 15:30:40
Una volta deciso:
- i ruoli PF/PM restano chiari;
- le azioni vengono distribuite:
- gestione dell’assetto e dell’energia;
- configurazione flap;
- comunicazioni ATC;
- preparazione cabina (“brace for impact”).
Dal punto di vista psicologico:
- si riduce l’ambiguità;
- si previene la dispersione cognitiva;
- il sistema equipaggio–aeromobile rimane coerente.
Qui il DODAR mostra la sua forza: decidere presto consente di agire meglio.
R – Review: monitorare e adattare le azioni fino all’impatto
Finestra temporale: continua fino all’ammaraggio. La fase di review non è una “pausa riflessiva”, ma un monitoraggio dinamico:
- controllo continuo della traiettoria;
- aggiustamenti di configurazione;
- verifica costante che l’opzione scelta resti la migliore possibile.
Non emergono segnali di:
- rigidità decisionale,
- escalation dell’impegno,
- ego difensivo.
Se qualcosa fosse cambiato (es. recupero di spinta reale), il ciclo DODAR sarebbe potuto ripartire.
Il Final Report NTSB mostra chiaramente che l’esito positivo del volo 1549 non è il frutto di un singolo gesto eroico, ma di:
- competenze tecniche consolidate,
- decision making strutturato,
- gestione efficace del carico cognitivo,
- cultura della sicurezza e del CRM.
Per la psicologia dell’aviazione, questo caso ribadisce un principio fondamentale: la sicurezza del volo non è solo una questione di sistemi e procedure, ma di decisioni umane prese sotto vincoli estremi. Ed è proprio su questi meccanismi – mente, stress, decisione, coordinamento – che si gioca la vera prevenzione degli incidenti futuri.
Sintesi
- Dal punto di vista psicologico, la finestra temporale descritta dal report rappresenta una condizione limite per il funzionamento umano: task saturation, workload cognitivo elevatissimo, rischio di tunneling attentivo e una pressione emotiva intensa legata alla consapevolezza dell’irreversibilità dell’esito. In questi contesti, l’errore più pericoloso non è solo l’azione sbagliata, ma anche l’eccesso di analisi o, al contrario, l’impulsività non regolata.
- Ciò che emerge dal Final Report è la capacità dell’equipaggio di mantenere una situational awareness globale, riuscendo a bilanciare rapidità e controllo, senza cadere né nell’iper-analisi paralizzante né nell’azione automatica. Questo equilibrio non è frutto dell’improvvisazione, ma di addestramento, modelli mentali condivisi e solide Non-Technical Skills, che permettono di trasformare pochi secondi disponibili in decisioni sufficientemente buone per preservare la sicurezza.
- In ultima analisi, il fattore tempo nelle emergenze non premia chi decide più in fretta, ma chi riesce a pensare sotto pressione, mantenendo lucidità, priorità chiare e coordinamento di equipaggio quando il margine di errore è praticamente nullo.
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Dott.Igor Graziato
Past Vice President
Ordine Psicologi Piemonte
Psicologo del lavoro e delle organizzazioni
Specialista in Psicoterapia
Virtual Reality Therapist
REB HP Register for Evidence-Based Hypnotherapy & Psychotherapy
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