Monitoraggio fisiologico dei piloti: l'importanza della SpO2 ad alta quota

L’esposizione all’ipossia rappresenta uno dei principali fattori di rischio fisiologico nelle operazioni aeronautiche ad alta quota. Con l’aumento delle quote operative e la crescente complessità delle missioni di volo, la gestione dell’ossigenazione del pilota non è più solo una questione di comfort o di prevenzione generica, ma un elemento centrale della sicurezza del volo e della performance umana. A livello del mare, la pressione atmosferica e la concentrazione di ossigeno garantiscono un’adeguata pressione parziale dell’ossigeno alveolare; salendo di quota, invece, la riduzione progressiva della pressione atmosferica comporta una diminuzione della quantità di ossigeno effettivamente disponibile per i tessuti, anche a parità di percentuale di ossigeno inspirato. Dal punto di vista fisiologico, questa condizione può determinare ipossia ipobarica, con effetti che variano da lievi alterazioni cognitive fino a compromissioni potenzialmente gravi delle funzioni cardiocircolatorie e neurologiche. Studi precedenti hanno ampiamente documentato come l’ipossia possa ridurre la vigilanza, rallentare i tempi di reazione, compromettere il giudizio e aumentare il rischio di errore umano, specialmente in contesti ad alto carico cognitivo come il volo. Non a caso, la medicina aeronautica e spaziale considera la saturazione periferica di ossigeno (SpO₂) uno degli indicatori più affidabili e immediati dello stato ipossico dell’organismo. Nonostante l’ampia letteratura sugli effetti dell’ipossia, gran parte dei modelli fisiologici e degli algoritmi di monitoraggio disponibili si basa su dati raccolti in contesti clinici o a basse altitudini, spesso inferiori ai 4.000 metri. Questi dataset, pur utili, presentano limiti sostanziali quando vengono applicati a scenari di volo ad alta quota, dove la combinazione di bassa pressione atmosferica, variazioni dell’ossigeno inspirato e attività operative può generare pattern fisiologici differenti. Inoltre, molti dataset esistenti non integrano in modo sistematico dati ambientali e fisiologici, né prevedono la raccolta di segnali continui nel tempo. In questo contesto si colloca lo studio di Jia, Yang e Zhao (2026), che introduce un nuovo dataset aperto dedicato al monitoraggio fisiologico in condizioni di alta quota simulata. L’obiettivo non è proporre un nuovo modello clinico o terapeutico, ma fornire una base empirica ampia, controllata e riproducibile per lo studio delle risposte respiratorie e dell’ossigenazione del sangue in soggetti sani esposti a ipossia ipobarica. Il valore del lavoro risiede soprattutto nella qualità e nella continuità dei dati raccolti, nonché nell’ampio range di altitudini simulate e di concentrazioni di ossigeno somministrate.
Obiettivi dello studio
Lo scopo principale dello studio è la creazione e la validazione di un dataset fisiologico dedicato al monitoraggio di piloti (o soggetti assimilabili a piloti) in condizioni di alta quota simulata. Gli autori si propongono di raccogliere dati continui e sincronizzati relativi alla saturazione di ossigeno (SpO₂), alla frequenza cardiaca, alla frequenza respiratoria e alla composizione dei gas inspirati, in un contesto sperimentale che riproduca realisticamente l’esposizione all’ipossia ipobarica.
In modo più specifico, lo studio mira a:
- documentare come la SpO₂ vari in funzione dell’altitudine barometrica e della concentrazione di ossigeno inspirato;
- osservare le risposte compensatorie del sistema cardiocircolatorio e respiratorio in condizioni di ridotta disponibilità di ossigeno;
- fornire un dataset aperto e strutturato che possa essere utilizzato per lo sviluppo di algoritmi di rilevazione precoce dell’ipossia e di sistemi di monitoraggio fisiologico avanzati.
È importante sottolineare che lo studio non è disegnato per testare ipotesi cliniche causali né per valutare l’efficacia di specifici interventi terapeutici, ma ha una finalità prevalentemente descrittiva e infrastrutturale.
Metodologia
Il lavoro si basa su uno studio sperimentale condotto in camera ipobarica, progettata per simulare condizioni di alta quota mediante riduzione controllata della pressione atmosferica. I partecipanti inizialmente reclutati sono stati 30 volontari maschi in buona salute, di età compresa tra 18 e 40 anni, privi di patologie respiratorie, cardiovascolari o neurologiche e con parametri clinici nella norma. A seguito delle procedure di controllo qualità dei dati, il dataset finale include le registrazioni complete di 20 soggetti. L’esperimento è stato condotto nel rispetto delle linee guida etiche internazionali, con procedure di sicurezza rigorose per prevenire esposizioni prolungate a livelli critici di ipossia. La soglia di sicurezza prevedeva l’interruzione immediata della prova qualora la SpO₂ scendesse sotto l’80% per più di 30 secondi o in presenza di segni clinici avversi. Le condizioni sperimentali prevedevano la simulazione di altitudini comprese tra 4.500 e 7.500 metri, con variazioni progressive della concentrazione di ossigeno inspirato. I partecipanti indossavano maschere collegate a un generatore di ossigeno e svolgevano compiti semplificati su un simulatore di volo, al fine di introdurre un minimo di attività operativa durante l’esposizione. I parametri fisiologici principali (SpO₂, frequenza cardiaca e respiratoria) sono stati registrati con frequenza di campionamento di 1 Hz, mentre la composizione dei gas inspirati (ossigeno, azoto, anidride carbonica) è stata misurata in tempo reale tramite spettrometria di massa. I dati sono stati successivamente sincronizzati e preprocessati per garantire continuità e affidabilità, con un tasso di dati mancanti inferiore all’1%.
Risultati principali
L’analisi dei dati mostra in modo coerente che la saturazione di ossigeno nel sangue diminuisce all’aumentare dell’altitudine, anche quando la concentrazione di ossigeno inspirato rimane costante. Questo risultato evidenzia il ruolo indipendente della pressione atmosferica nella determinazione della disponibilità di ossigeno a livello alveolare e sistemico. Le analisi di correlazione indicano una relazione positiva tra SpO₂ e concentrazione di ossigeno inspirato e una relazione negativa tra SpO₂ e altitudine. Allo stesso tempo, la riduzione della saturazione di ossigeno è associata a un incremento compensatorio della frequenza cardiaca e respiratoria, in linea con i meccanismi fisiologici noti di adattamento all’ipossia. Le analisi descrittive mostrano inoltre che, con l’aumentare dell’altitudine, la quantità di ossigeno necessaria per mantenere valori di SpO₂ considerati normali diventa progressivamente più elevata e variabile tra i soggetti. Questo dato suggerisce una crescente instabilità fisiologica e una maggiore eterogeneità individuale nella risposta all’ipossia alle quote più elevate. È importante precisare che lo studio non fornisce soglie cliniche definitive né stime di rischio individuale, ma descrive pattern medi e distribuzioni dei dati osservati in condizioni controllate.
Nel complesso, i risultati confermano e rafforzano conoscenze fisiologiche consolidate sull’ipossia ipobarica, mostrando come la riduzione della pressione atmosferica influenzi direttamente la saturazione di ossigeno e attivi risposte compensatorie cardiopolmonari. Il valore aggiunto dello studio risiede nella raccolta sistematica e continua di dati in un range di altitudini raramente coperto dai dataset pubblici disponibili. Dal punto di vista applicativo, il dataset fornisce una base empirica solida per lo sviluppo di modelli computazionali e algoritmi di monitoraggio, potenzialmente utili in ambito aeronautico e aerospaziale. Tuttavia, gli autori sottolineano che le relazioni osservate sono di natura correlazionale e non consentono inferenze causali o predittive senza ulteriori studi.
Limiti dello studio
Gli stessi autori evidenziano diversi limiti rilevanti. In primo luogo, il campione è composto esclusivamente da uomini giovani e sani, il che limita fortemente la generalizzabilità dei risultati ad altre popolazioni, incluse le donne, i soggetti più anziani o quelli con condizioni cliniche preesistenti. In secondo luogo, l’esperimento è stato condotto in un ambiente simulato a terra, che non riproduce completamente le condizioni dinamiche del volo reale, come le accelerazioni, le vibrazioni o l’elevato carico cognitivo. Anche i compiti di simulazione di volo erano relativamente semplici e non paragonabili alle richieste operative reali. Infine, le analisi effettuate si limitano principalmente a descrizioni e correlazioni di base; il dataset non è stato utilizzato per costruire o validare modelli predittivi robusti.
Sintesi
- L'’ipossia ipobarica è un rischio centrale nelle operazioni di volo ad alta quota, con impatti diretti su performance cognitiva, vigilanza e sicurezza del volo.
- La SpO₂ è uno degli indicatori più affidabili e immediati dello stato di ossigenazione del pilota e quindi della comparsa di ipossia
- Gran parte dei modelli esistenti si basa su dati clinici o a basse altitudini, poco rappresentativi degli scenari di volo ad alta quota
- Lo studio di Jia, Yang e Zhao (2026) introduce un dataset aperto dedicato al monitoraggio fisiologico in condizioni di alta quota simulata:
I risultati principali dello studio
- la SpO₂ diminuisce con l’aumento dell’altitudine anche a parità di O₂ inspirato
- aumento compensatorio di frequenza cardiaca e respiratoria
- maggiore variabilità individuale alle quote più elevate
Lo studio non definisce soglie cliniche, ma descrive pattern fisiologici medi e distribuzioni dei dati
valore aggiunto: dataset continuo, strutturato e raro per range di alta quota, utile per sviluppare algoritmi di monitoraggio precoce dell’ipossia
I limiti dello studio:
- campione ristretto (solo uomini giovani e sani)
- ambiente simulato, non pienamente rappresentativo del volo reale
- analisi descrittive e correlazionali, senza modelli predittivi validati
Bibliografia
Jia C, Yang M, Zhao C. High-Altitude Pilot Physiological Monitoring Dataset: Respiratory Performance and SpO₂ Analysis. Sci Data. 2026 Jan 26. doi: 10.1038/s41597-025-06508-1. Epub ahead of print. PMID: 41588022.
Dott.Igor Graziato
Past Vice President
Ordine Psicologi Piemonte
Psicologo del lavoro e delle organizzazioni
Specialista in Psicoterapia
Virtual Reality Therapist
REB HP Register for Evidence-Based Hypnotherapy & Psychotherapy
AAvPA Member Australian Aviation Psychology Association
APA Member American Psychological Association
ABCT Member Association for Behavioral and Cognitive Therapies
Division 30 Society of Psychological Hypnosis (APA)
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